Ciao amici! Felice primo giorno di Avvento a tutti! Per iniziare ho scelto appositamente per voi una simpatica poesia intitolata “Canto di Natale” del poeta e scrittore inglese George Wither, scritta nel 1622. Ecco un estratto. 
Buona lettura! 
 
 
Così ora è giunta la nostra gioiosa festa, 
che ogni uomo sia allegro; 
Ogni stanza e addobbata con foglie d’edera, 
e ogni palo con agrifoglio. 
Anche se alcuni villani si lamentano della nostra allegria, 
le ghirlande si intrecciano intorno alle vostre fronti, 
affogate il dolore in una coppa di vino, 
e siamo tutti allegri. 
 
Ora tutti i camini dei nostri vicini fumano, 
e i ceppi di Natale bruciano; 
i loro forni soffocando con la carne cotta, 
e tutti i loro spiedi girano. 
Lasciate riposare il dolore fuori dalla porta, 
e se per il freddo dovesse morire,  
lo seppelliremo in una torta di Natale, 
e saremo sempre allegri. 
 
Gli avari ora evitano con parsimonia, 
risuona la loro sala musicale; 
e i cani corrono da lì con le spalle integre, 
così tutto abbonda. 
La gente di campagna avanza, 
perché i montoni frondosi sono venuti dalla Francia; 
e Jack suonerà il flauto e Jill danzerà, 
e tutta la città sarà allegra. 
 
Ned Swatch ha preso le sue due bande dal pegno, 
e tutti i suoi abiti migliori; 
la vivace Nell ha comprato una gorgiera di erba 
con gli escrementi del barile, 
e quelli che a malapena per tutti l’anno  
hanno avuto pane da mangiare o stracci da indossare, 
avranno sia vestiti che cibo prelibato, 
e saranno allegri tutto il giorno. 
 
Allora perché in questi giorni allegri 
dovremmo, vi prego, essere più noiosi? 
No, cantiamo qualche rondò 
per rendere la nostra allegria più piena. 
E mentre cantiamo così ispirati, 
che tutte le strade risuonino di echi; 
boschi, colline e ogni cosa  
siano testimoni della nostra allegria. 
 
(FAGR 01-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice secondo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo una poesia del 1643 scritta dal gesuita francese Jean de Brébeuf e messa poi in musica. Viene considerata la più antica canzone natalizia americana e parla della nascita di Gesù così come veniva narrata nella terra degli Uroni, un gruppo etnico nativo americano.  
Buona lettura! 
 
 
Era nella luna d’inverno 
quando tutti gli uccelli erano fuggiti,  
che il possente Gitchi Manitou 
mandò invece cori angelici; 
di fronte alle loro luce le stelle si affievolirono, 
e il cacciatore errante udì l’inno. 
 
“Gesù, il tuo Re, è nato, Gesù è nato,  
in excelsis gloria.” 
 
In una capanna di corteccia spezzata, 
fu trovato il tenero Bambino, 
una tunica lacera di pelle di coniglio 
avvolgeva la sua bellezza; 
ma mentre i coraggiosi cacciatori si avvicinavano, 
il canto degli angeli risuonò forte e acuto. 
 
“Gesù, il tuo Re, è nato, Gesù è nato,  
in excelsis gloria.” 
 
O figli liberi della foresta, 
o figli di Manitù, 
il Santo Bambino della terra e del cielo 
è nato oggi per voi. 
Venite, inginocchiati davanti al Bambino radioso 
che vi porta bellezza, pace e gioia. 
 
“Gesù, il tuo Re, è nato, Gesù è nato,  
in excelsis gloria.”  
 
(FAGR 02-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice terzo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo la prima poesia sul Natale scritta dal poeta inglese George Herber, molto amato ancora oggi e commemorato come santo.  
Buona lettura! 
 
 
Dopo tutti i piaceri, mentre cavalcavo un giorno, 
il mio cavallo e io, entrambi stanchi, corpo e mente, 
con un grido pieno di affetto, completamente smarriti;Presi la prima locanda che trovai. 
Là, quando giunsi, chi trovai se non il mio caro,  
il mio carissimo Signore, in attesa finché il dolore 
dei piaceri mi portò a Lui, pronto lì 
ad essere il più dolce sollievo per tutti i passeggeri? 
Oh, Tu, la cui luce gloriosa, ma contratta,  
avvolta nel manto della notte, ti intrufolasti in una mangiatoia; 
poiché la mia anima oscura e brutale è un Tuo diritto, 
non essere uno straniero per l’uomo né per tutte le altre bestie; 
arreda e adorna la mia anima, affinché Tu possa avere 
un alloggio migliore di una tortura o di una tomba. 
(FAGR 03-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice quarto giorno di Avvento a tutti! Ecco un'altra poesia del celebre poeta inglese George Herbert, laureato al Trinity College di Cambridge.  
Buona lettura! 
 
 
I pastori cantano e io dovrei restare in silenzio? 
Mio Dio, nessun inno per Te? 
Anche la mia anima è un pastore, un gregge che nutre 
di pensieri, parole e azioni. 
Il pascolo è la Tua parola: i ruscelli, la tua Tua grazia 
Arricchiscono ogni luogo. 
Pastore e gregge canteranno e tutte le mie forze 
canteranno oltre le ore del giorno. 
Allora rimprovereremo il sole per aver lasciato che la notte 
prenda il suo posto e il suo diritto: 
cantiamo un unico Signore comune, perciò dovrebbe 
reggere lui stesso la candela. 
Andrò a cercare, finché non troverò un sole 
resterà, finché non avremo finito; 
un sole che splenderà con la stessa gioia, 
come i soli congelati guardano tristemente. 
Allora canteremo e brilleremo per tutto il giorno, 
e ci pagheremo a vicenda:i suoi raggi rallegreranno il mio petto, 
ed entrambi si intrecceranno, 
finché alla sera i suoi raggi canteranno e la mia musica brillerà. 
 
(FAGR 04-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice quinto giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo la poesia scritta dal poeta britannico John Gay, dove appare tutto il fascino della capitale inglese durante il Natale. 
Buona lettura! 
 
 
Quando il rosmarino e l’alloro, la corona dei poeti, 
vengono gridati, con grida frequenti, per tutta la città; 
allora giudicate vicina la festa del Natale, 
Natale, il periodo gioioso dell’anno. 
Ora cospargete tutte le vostre tempie di agrifoglio splendente, 
di verde alloro e di sacro vischio. 
Ora, la Carità nata dal cielo! Spargi le tue benedizioni; 
Fa’ che la misera indulgenza sollevi la sua testa malata; 
Fa’ che le membra tremanti siano calde; fa’ che  
La coppa dell’Abbondanza, negli umili tetti, rallegri l’anima bisognosa! 
Guardate, guardate, la fanciulla nata dal cielo sparge le sue benedizioni; 
Ecco! La misera Bisogno solleva la sua testa malata; 
vestiti sono gli ignudi e lieti i bisognosi, 
mentre solo l’egoista Avarizia è triste. 
 
(FAGR 05-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice sesto giorno di Avvento a tutti! Oggi il poeta britannico William Wordsworth ci racconta nella sua poesia di una esibizione musicale avvenuta durante una notte di Natale del suo tempo.  
Buona lettura! 
 
 
I menestrelli suonavano la loro melodia natalizia 
stasera sotto la grondaia del mio cottage; 
mentre, colpiti da una luna alta, 
gli allori circostanti, folti di foglie, 
restituivano una lucentezza ricca e abbagliante, 
che sovrastava il loro verde naturale. 
 
Per colline e per valli ogni brezza 
si era abbassata a riposare con le ali ripiegate: 
l’aria era frizzante, ma non poteva congelare,  
né frenare, la musica degli archi; 
così robusta e resistente era la banda 
che strideva le corde con mano vigorosa. 
 
E chi non ascoltava? Finché non veniva reso  
rispetto al diritto di ogni ospite,  
il saluto dato, la musica suonata 
in onore di ogni nome di famiglia, 
debitamente pronunciato con vigoroso richiamo,  
e si augurava “Buon Natale” a tutti. 
(FAGR 06-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice settimo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo la poesia di Natale considerata la più famosa di sempre e sebbene sia stata pubblicata a suo tempo in forma anonima, si ritiene che il suo autore sia Clement Clark Moore.  
Buona lettura! 
 
 
Era la notte prima di Natale, quando tutta la casa era silenziosa, 
non una creatura si muoveva, nemmeno un topolino. 
Le calze erano appese al camino con cura, 
I bambini erano accoccolati tutti comodi nei loro letti, 
mentre visioni di zuccherini danzavano nelle loro teste; 
e la mamma nel suo scialle e io con il mio berretto, 
ci stavamo sistemando per dormire  
quando sul prato si levò un tale fracasso! 
Mi sono alzato dal letto per vedere cosa fosse successo. 
Andai alla finestra veloce come un lampo, 
Alzai le imposte e sollevai l'anta. 
La luna sul manto di neve appena caduta 
illuminava come di giorno ogni cosa e con mia grande meraviglia, vidi  
una slitta in miniatura tirata da otto piccole renne, 
guidata da un vecchietto così vivace e veloce, 
che in un momento capii dovesse essere Babbo Natale. 
Più rapidi delle aquile le renne volavano 
e lui fischiava e gridava chiamandole per nome: 
"Ora, Fulmine! Ora, Ballerina! Ora, Donnola e Freccia! 
Su, Cometa! Su Cupido! Su, Salterello e Lampo! 
Per la parte superiore del portico! All'inizio della parete! 
Ora via! Veloci, via tutti! " 
Come foglie secche trasportate da un mulinello di vento 
quando incontrano un ostacolo, salì in cielo, 
Così volarono in cima alla casa  
con la slitta piena di giocattoli (e anche Babbo Natale). 
E poi in un batter d'occhio, ho sentito sul tetto 
il saltellare e lo scalpitare di ogni piccolo zoccolo. 
Non feci tempo a voltarmi che 
giù dal camino Babbo Natale è sceso con un balzo. 
Era tutto vestito di pelliccia, dalla testa ai piedi, 
e i suoi vestiti erano tutti coperti di cenere e fuliggine; 
Un sacco di giocattoli si era gettato sulla schiena, 
e sembrava un venditore ambulante pronto a mostrare la sua mercanzia. 
I suoi occhi - come brillavano! le sue fossette così allegre! 
Le sue guance erano come le rose, il naso come una ciliegia! 
La sua buffa piccola bocca arcuata in un sorriso  
e la barba del mento era bianca come la neve; 
una pipa teneva stretta tra i denti 
e il fumo circondava la sua testa come una corona; 
aveva una faccia larga e un po' di pancia rotonda, 
che sobbalzava quando rideva come una ciotola di gelatina. 
Era grassottello e paffuto, un vecchio folletto allegro, 
Con una strizzatina d'occhi e un cenno del capo, 
presto mi ha fatto capire che non avevo nulla da temere; 
lui non disse una parola ma andò dritto al suo lavoro, 
e ha riempito tutte le calze; poi si voltò di scatto, 
mettendo il dito da una parte del naso  
e annuendo, salì su per il camino. 
Balzò sulla sua slitta, alla sua squadra diede un fischio 
e tutti volavano via come il piumino di un cardo. 
Ma l'ho sentito esclamare, prima che sparisse dalla vista, 
"Buon Natale a tutti e per tutti una buona notte." 
(FAGR 07-12-2025) 
 
 
Ciao amici! Felice ottavo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo una poesia scritta nel 1837 dal sacerdote Johann Wilhelm Hey che divenne il testo di un canto natalizio diventato tradizionale il Germania.  
Buona lettura! 
 
 
Ogni anno, ancora una volta, 
il Bambin Gesù scende sulla terra, 
dove siamo noi umani; 
 
ritorna con la sua benedizione in ogni casa, 
percorre tutti i sentieri 
dentro e fuori con noi; 
 
è anche al mio fianco, silenziosamente e invisibile,  
affinché possa guidarmi fedelmente  
con la sua mano amorevole. 
 
(FAGR 08-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice nono giorno di Avvento a tutti! La poesia natalizia che leggiamo oggi fu scritta dal poeta italiano Giuseppe Gioachino Belli, il quale essendo nato a Roma, la compose in romanesco. Qui è tradotta in italiano in modo da  essere di facile comprensione anche per chi non è di quelle parti.  
Buona lettura! 
 
 
Eustachio, la vigilia di Natale 
mettiti di guardia sul portone 
di qualche monsignore o cardinale, 
e vedrai entrare una processione. 
 
Ora entra una cassetta di torrone, 
ora un barilotto di caviale, 
ora il maiale, ora il pollastro, ora il cappone, 
e ora il fiasco di vino padronale. 
Poi entra il gallinaccio, poi l’abbacchio, 
le olive dolci, il pesce di Fogliano, 
l’olio, il tonno, e l’anguilla di Comacchio. 
 
Insomma, fino a notte, a poco a poco,  
tu lì ti accorgerai, padron Eustachio, 
quant’è devoto il popolo romano. 
(FAGR 09-12-2025) 
 
 
Ciao amici! Felice decimo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo la poesia del poeta inglese John Clare, il quale essendo figlio di un bracciante agricolo, ci racconta della vita rurale in Inghilterra durante il periodo natalizio.  
Buona lettura! 
 
 
Arriva il lieto Natale e ogni focolare 
fa spazio per dargli il benvenuto ora, 
persino la miseria asciugherà le sue lacrime nell’allegria, 
e lo incoronerà con un ramo d’agrifoglio; 
sebbene cammini sotto un cielo invernale, 
su sentieri innevati e cancelletti di ghiaccio, 
la massaia mette la sua filatrice 
per dargli il benvenuto con i suoi sorrisi. 
Ogni casa viene spazzata il giorno prima, 
e le finestre sono tappezzate di sempreverdi, 
la neve viene spazzata dalla porta, 
e confortano le corone delle case. 
Agrifoglio dorato, con i suoi aculei spinosi, 
e tasso e bosso, con piccole bacche, 
adornano i candelabri inutilizzati 
e i quadri appesi ai muri. 
I vicini riprendono la loro allegria annuale, 
augurando, con sorrisi e allegria, 
un felice Natale e un anno felice 
a ogni passante mattutino; 
le lattaie percorrono i loro viaggi natalizi, 
accompagnate da corteggiatori prediletti; 
e i bambini camminano sulla neve che si sgretola, 
per assaggiare di nuovo la torta della nonna. 
 
(FAGR 10-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice undicesimo giorno di Avvento a tutti! La poesia di quest’oggi è stata scritta da Giacomo Leopardi nel 1809 quando aveva solo undici anni! Un talento davvero incredibile, vero?  
Buona lettura! 
 
 
Tacciano i venti tutti, 
del mar si arrestino le acque, 
Gesù, Gesù già nacque, 
già nacque il Redentor. 
 
Il Sommo Nume eterno 
scese dall’alto del cielo, 
il misterioso velo 
già ruppe il Salvator. 
 
Nascesti, al fin nascesti, 
pacifico Signore, 
al mondo apportatore 
d’alma felicità. 
 
L’empia, funesta colpa, 
giacque da te fiaccata, 
gioisci, o avventurata, 
felice umanità. 
 
Sorgi, e solleva il capo 
dal sonno tuo profondo; 
il Redentor del mondo ormai ti liberò. 
 
No, più non senti il giogo 
di servitù pesante, 
son le catene infrante 
da lui che ti salvò. 
 
Gloria sia dunque al sommo, 
Onnipossente Iddio, 
guerra per sempre al rio 
d’Averno abitator. 
 
Dia lode e Cielo, e Terra, 
al Redentor divino,  
al sommo Re Bambino 
di pace alto Signor. 
 
(FAGR 11-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice dodicesimo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo la dolce poesia natalizia della poetessa inglese Elizabeth Barrett Browning, moglie del poeta Robert Browning.  
Buona lettura! 
 
 
Sedevano tra le stalle di Betlemme; 
le mute mucche si voltavano dal foraggio, 
ammorbidivano i loro volti cornuti 
a sguardi quasi umani verso i neonati: 
i semplici pastori dai ruscelli illuminati dalle stelle 
portavano sguardi visionari, 
ancora nel loro udito stupito risuonava 
la strana e dolce lingua angelica: 
i Magi d’Oriente, con i sandali calzati, 
si inginocchiavano riverenti, spazzando via, 
con lunghe barbe pallide, i loro doni a terra, 
l’incenso, la mirra e l’oro. 
Queste mani di bambino erano impotenti a trattenere: 
così tutti i terrestri e i celesti attendano 
il stato regale. 
Dormi, dormi, mio re! 
(FAGR 12-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice tredicesimo giorno di Avvento a tutti! La poesia natalizia di oggi venne scritta dal letterato statunitense Henry Wadsworth Longfellow, durante il tempo della Guerra Civile Americana; in essa si sente forte il suo desiderio di un futuro di pace ed è infatti quanto augura a tutti gli uomini per la loro felicità.  
Buona lettura! 
 
 
Ho sentito le campane il giorno di Natale 
Suonare i loro vecchi e familiari canti natalizi, 
e selvaggi e dolci 
le parole ripetono  
 
di pace in terra, benevolenza verso gli uomini! 
 
E ho pensato a come, giunto il giorno, 
i campanili di tutta la cristianità 
avevano rotolato 
il canto ininterrotto 
 
di pace in terra, benevolenza verso gli uomini! 
 
Finché, suonando, cantando nel suo cammino,  
il mondo ruotava dalla notte al giorno, 
una voce, un rintocco, 
un canto sublime 
 
di pace in terra, benevolenza tra gli uomini! 
 
Poi da ogni bocca nera e maledetta 
il cannone tuonò nel Sud, 
e con il suono 
i canti natalizi si spensero 
 
Di pace in terra, benevolenza tra gli uomini! 
 
Fu come se un terremoto avesse squarciato 
i focolari di un continente, 
e reso derelitti 
le famiglie nate 
 
Di pace in terra, benevolenza tra gli uomini! 
 
E disperato chinai il capo; 
“Non c’è pace in terra”, dissi; 
“perché l’odio è forte, 
e si fa beffe del canto 
 
Di pace in terra, benevolenza tra gli uomini! 
 
Poi le campane risuonarono più forti e profonde: 
“Dio non è morto, né dorme; 
il torto fallirà, 
il giusto prevarrà, 
 
Con pace in terra, benevolenza tra gli uomini.” 
 
(FAGR 13-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice quattordicesimo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo la poesia natalizia del famoso poeta inglese Lord Alfred Tennyson, in cui egli ci augura attraverso il suono delle campane l’inizio di un'era nuova e migliore. 
Buona lettura! 
 
 
Suonate, campane selvagge, verso il cielo selvaggio, 
la nuvola che vola, la luce gelida; 
l’anno sta morendo nella notte; 
suonate, campane selvagge e lasciatelo morire. 
Suonate il vecchio, suonate il nuovo, 
Suonate, campane felici, attraverso la neve: 
L’anno se ne va, lasciatelo andare; 
Suonate il falso, suonate il vero. 
Suonate il dolore che logora la mente, 
per coloro che qui non vediamo più,  
suonate la faida tra i ricchi e i poveri, 
suonate in segno di riparazione per tutta l’umanità. 
Suonate una causa che lentamente muore, 
e antiche forme di conflitto di partito; 
Risuonano i modi più nobili della vita, 
con modi più dolci, leggi più pure. 
Risuona il bisogno, la preoccupazione, il peccato,  
la freddezza infedele dei tempi; 
risuona, risuona le mie rime lugubri, 
ma risuona il menestrello più pieno. 
Risuona il falso orgoglio per il luogo e per il sangue, 
la calunnia civica e il rancore; 
risuona l’amore per la verità e il diritto, 
risuona il comune amore per il bene. 
Risuona le vecchie forme di ripugnante malattia, 
risuona la cupida brama d’oro; 
risuona le mille guerre del passato,  
risuona i mille anni di pace. 
Risuona l’uomo coraggioso e libero, 
il cuore più grande, la mano più gentile; 
risuona l’oscurità della terra,  
risuona il Cristo che deve essere. 
(FAGR 14-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice quindicesimo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo della nascita del Bambin Gesù grazie i dolci versi della poesia del poeta francese Théophile Gautier.  
Buona lettura! 
 
 
Il cielo è nero, la terra è bianca; 
 
-Campane, suonate allegramente! Gesù è nato!- 
la Vergine china il suo viso incantevole su di lui. 
 
Nessuna tenda festosa 
per proteggere il Bambino dal freddo. 
 
Nient’altro che ragnatele 
che pendono dalle travi del tetto. 
 
Trema sulla paglia fresca,  
questo caro Bambin Gesù, 
e per riscaldarlo nella sua mangiatoia, 
l’asino e il bue gli soffiano addosso. 
 
La neve cuce le sue frange alla paglia, 
ma il cielo si apre sopra il tetto e, 
tutto in bianco,  
il coro degli angeli canta ai pastori: 
-Natale! Natale!- 
 
(FAGR 15-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice sedicesimo giorno di Avvento a tutti! La poesia di quest’oggi è stata scritta dalla poetessa britannica Christina Rossetti, sorella del famoso pittore Dante Gabriel Rossetti.  
Buona lettura! 
 
 
Nel cupo inverno  
il vento gelido gemeva, 
la terra era dura come il ferro, 
l’acqua come una pietra; 
la neve era caduta, 
neve su neve, 
nel cupo inverno, 
tanto tempo fa. 
 
Il nostro Dio, il cielo non può contenerlo, 
né la terra può sostenerlo; 
cielo e terra fuggono via 
quando verrà a regnare; 
nel cupo inverno 
un luogo stabile era sufficiente 
il Signore Dio incarnato, 
Gesù Cristo. 
 
Basta per lui, che i Cherubini 
adorano notte e giorno 
un seno pieno di latte 
e una mangiatoia piena di fieno. 
basta per Lui, che gli angeli 
Si prostrano davanti, 
il bue, l’asino e il cammello 
che adorano. 
 
Angeli e arcangeli 
possono essersi radunati lì, 
cherubini e serafini 
affollavano l’aria; 
ma solo sua madre, 
nella sua beatitudine di fanciulla, 
adorò l’Amato 
con un bacio. 
 
Cosa posso dargli, 
povero come sono? 
Se fossi un pastore 
porterei un agnello, 
se fossi un uomo saggio 
farei la mia parte, 
eppure quello che posso glielo do: 
il mio cuore. 
 
 
(FAGR 16-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice diciassettesimo giorno di Avvento a tutti! Oggi vi propongo una bella poesia dello scrittore statunitense Horatio Alger, dedicata a San Nicola, ovvero Babbo Natale! 
Buona lettura! 
 
 
Nei lontani mari polari, 
molto oltre le Ebridi, 
dove gli iceberg torreggianti 
sembrano perforare il cielo invernale 
e gli eschimesi vestiti di pelliccia, 
scivolano sulle slitte sulla neve, 
dimora San Nicola, l’allegro spirito, 
patrono della notte di Natale. 
 
Solide mura di ghiaccio massiccio, 
che recano molti simboli bizzarri, 
affiancate da due graziose torrette, 
trasparenti come la più pura porcellana 
che sorreggono in alto 
la pura croce di Cristo in semplice bianco, 
scolpita con arte insuperabile 
dal cuore di cristallo di un iceberg. 
 
Qui San Nicola, in pompa magna, 
dimora, fino a dicembre inoltrato 
taglia i giorni alle due estremità 
e prolunga le notti a ciascuna estremità; 
poi con i suoi spiriti al seguito, 
perlustra la terra nelle notti invernali, 
portando a casa, con mani piene, 
i doni dei bambini da molte terre. 
 
Ecco i fischietti, trottole e giocattoli, 
destinati a rallegrare i bambini; 
pattini e slitte che presto scivoleranno 
sul ghiaccio o sul ripido pendio. 
Ecco bambole con riccioli biondi, 
che sicuramente incanteranno le bambine; 
libri di Natale, con allegre illustrazioni, 
per questa gradita festa. 
 
Nella corte aspettano le renne; 
riempiono la slitta di prezioso carico. 
Al calare della prima debole ombra, 
prontamente dalle sue gelide sale 
esce San Nicola e afferra le redini: 
e lontano, a tempo misurato, 
risuona il rintocco argenteo delle campanelle della slitta. 
 
(FAGR 17-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice diciottesimo giorno di Avvento a tutti! La poesia natalizia di oggi è stata scritta dal poeta e scrittore britannico Thomas Hardy, il quale immagina qui anche gli animali inginocchiarsi davanti al miracolo della nascita di Gesù.  
Buona lettura! 
 
 
Vigilia di Natale, e mezzanotte. 
“Ora sono tutti in ginocchio”, disse 
un anziano mentre eravamo seduti in gregge 
accanto alle braci, tranquilli accanto al focolare. 
 
Immaginavamo le miti creature dove 
abitavano nel loro recinto di paglia, 
né a nessuno di noi venne in mente 
di dubitare che fossero inginocchiati allora. 
 
Una fantasia così bella che pochi avrebbero concepito 
in questi anni! Eppure, sento,  
se qualcuno dicesse alla vigilia di Natale: 
“Venite a vedere i buoi inginocchiarsi” 
 
Nel solitario ruscello laggiù, 
che la nostra infanzia conosceva, 
andrei con lui nell’oscurità, 
sperando che fosse così. 
 
(FAGR 18-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice diciannovesimo giorno di Avvento a tutti! La poesia di oggi è stata scritta dal poeta e scrittore italiano Gabriele d’Annunzio. Egli qui ricorda il presepe e le tradizioni natalizie di quando era bambino.  
Buona lettura! 
 
 
A Ceppo si faceva un presepino 
con la sua brava stella argentata, 
coi Magi, coi pastori, per benino 
e la campagna tutta infarinata. 
La sera io recitavo un sermoncino 
con una voce da messa cantata, 
e per quel mio garbetto birichino 
buscavo baci e pezzi di una schiacciata. 
Poi verso tardi tu m’accompagnavi 
alla nonna con dir: “Stanotte l’Angelo 
ti porterà chi sa che bei regali!” 
E mentre i sogni m’arridean soavi, 
tu piano, piano mi venivi a mettere 
confetti e soldarelli fra i guanciali. 
 
(FAGR 19-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice ventesimo giorno di Avvento a tutti! Il poeta italiano Gabriele d’Annunzio dopo il presepe, dedica una poesia anche ai Re Magi con i loro doni. 
Buona lettura! 
 
 
Una luce vermiglia 
risplende nella pia 
notte e si spande via 
Per miglia, miglia e miglia. 
Oh, nova meraviglia! 
Oh, fiore di Maria! 
Passa la melodia 
e la terra si ingiglia. 
Cantano tra il fischiare 
del vento per le forre, 
i biondi angeli in coro; 
ed ecco Baldassarre, 
Gaspare e Melchiorre 
con mirra, incenso e oro. 
 
 
(FAGR 20-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice ventunesimo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo un racconto molto poetico dello scrittore italiano Luigi Pirandello. Egli sognò d'incontrare Gesù per la strada la notte di Natale e di parlare con lui. 
Buona lettura! 
 
 
Sentivo da un pezzo sul capo inchinato tra le braccia come l’impressione di una mano lieve, in atto tra di carezza e di protezione. Ma l’anima mia era lontana, errante pei luoghi veduti fin dalla fanciullezza, dei quali mi spirava ancor dentro il sentimento, non tanto però che bastasse al bisogno che provavo di rivivere, fors’anche per un minuto, la vita come immaginavo si dovesse in quel punto svolgere in essi. 
 
Era festa ovunque: in ogni chiesa, in ogni casa: intorno al ceppo, lassù; innanzi a un Presepe, laggiù; noti volti tra ignoti riuniti in lieta cena; eran canti sacri, suoni di zampogne, gridi di fanciulli esultanti, contese di giocatori… e le vie delle città grandi e piccole, dei villaggi, dei borghi alpestri o marini, eran deserte nella rigida notte. E mi pareva di andar frettoloso per quelle vie, da questa casa a quella, per godere della raccolta festa degli altri; mi trattenevo un poco in ognuna, poi auguravo: 
-Buon Natale- e sparivo… 
 
Ero già entrato così, inavvertitamente, nel sonno e sognavo. E nel sogno, per quelle vie deserte, mi parve d’un tratto d’incontrar Gesù errante in quella stessa notte, in cui il mondo per uso festeggia ancora il suo Natale. 
Egli andava quasi furtivo, pallido, raccolto in sé, con una mano chiusa sul mento e gli occhi profondi e chiari intenti nel vuoto: pareva pieno d’un cordoglio intenso, in preda a una tristezza infinita. 
 
Mi misi per la stessa via; ma a poco a poco l’immagine di lui m’attrasse così, da assorbirmi in sé; e allora mi parve di far con lui una persona sola. A un certo punto però ebbi sgomento della leggerezza con cui erravo per quelle vie, quasi sorvolando, e istintivamente mi arrestai. Subito allora Gesù si sdoppiò da me, e proseguì da solo anche più leggero di prima, quasi una piuma spinta da un soffio; ed io, rimasto per terra come una macchia nera, divenni la sua ombra e lo seguii. 
 
Sparirono a un tratto le vie della città: Gesù, come un fantasma bianco splendente d’una luce interiore, sorvolava su un’alta siepe di rovi, che s’allungava dritta infinitamente, in mezzo a una nera, sterminata pianura. E dietro, su la siepe, egli si portava agevolmente me disteso per lungo quant’egli era alto, via via tra le spine che mi trapungevano tutto, pur senza darmi uno strappo. 
 
Dall’irta siepe saltai alla fine per poco su la morbida sabbia d’una stretta spiaggia: innanzi era il mare; e su le nere acque palpitanti, una via luminosa, che correva restringendosi fino ad un punto nell’immenso arco dell’orizzonte. 
 
Si mise Gesù per quella via tracciata dal riflesso lunare, e io dietro a lui, come un barchetto nero tra i guizzi di luce su le acque gelide. 
 
A un tratto, la luce interiore di Gesù si spense: traversavamo di nuovo le vie deserte d’una grande città. Egli adesso a quando a quando sostava a origliare alle porte delle case più umili, ove il Natale, non per sincera devozione, ma per manco di denari non dava pretesto a gozzoviglie. 
-Non dormono…- mormorava Gesù, e sorprendendo alcune rauche parole d’odio e d’invidia pronunziate nell’interno, si stringeva in sé come per acuto spasimo, e mentre l’impronta delle unghie restavagli sul dorso delle pure mani intrecciate, gemeva: 
-Anche per costoro io son morto…- 
 
Andammo così, fermandoci di tanto in tanto, per un lungo tratto, finché Gesù innanzi a una chiesa, rivolto a me, ch’ero la sua ombra per terra, non mi disse: 
-Alzati, e accoglimi in te. Voglio entrare in questa chiesa e vedere.- 
 
Era una chiesa magnifica, un’immensa basilica a tre navate, ricca di splendidi marmi e d’oro alla volta, piena d’una turba di fedeli intenti alla funzione, che si rappresentava su l’altar maggiore pomposamente parato, con gli officianti tra una nuvola d’incenso. Al caldo lume dei cento candelieri d’argento splendevano a ogni gesto le brusche d’oro delle pianete tra la spuma dei preziosi merletti del mensale. 
-E per costoro- disse Gesù entro di me -sarei contento, se per la volta io nascessi veramente questa notte.- 
 
(FAGR 21-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice ventiduesimo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo la poesia dedicata al Natale del poeta e scrittore italiano Guido Gozzano. Egli qui immagina quello che accadde durante le sei ore prima della nascita di Gesù. 
Buona lettura! 
 
 
-Consolati, Maria, del tuo pellegrinare! 
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei. 
Presso quell’osteria potremo riposare, 
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.- 
 
Il campanile scocca lentamente le sei. 
 
-Avete un po’ di posto, o voi del Caval Grigio? 
Un po’ di posto per me e per Giuseppe?- 
-Signori, ce ne duole: è notte di prodigio; 
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe.- 
 
Il campanile scocca lentamente le sette. 
 
-Oste del Moro, avete un rifugio per noi? 
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!- 
-Tutto l’albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi: 
Tentate al Cervo Bianco, quell’osteria più sotto.- 
 
Il campanile scocca lentamente le otto. 
 
-O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno  
avete per dormire? Non ci mandate altrove!- 
-S’attende la cometa. Tutto l’albergo ho pieno 
d’astronomi e di dotti, qui giunti da ogni dove.- 
 
Il campanile scocca lentamente le nove. 
 
-Ostessa dei tre Merli, pietà d’una sorella! 
Pensate in quale stato e quanta strada feci!- 
-Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella. 
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci…- 
 
Il campanile scocca lentamente le dieci. 
 
-Oste di Cesarea…- 
-Un vecchio falegname? Albergarlo?  
Sua moglie? Albergarli per niente? 
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame 
non amo la miscela d’alta e bassa gente.- 
 
Il campanile scocca lentamente le undici. 
 
La neve! 
-Ecco una stalla!- 
-Avrà posto per due?- 
-Che freddo!- 
-Siamo a sosta.- 
-Ma quanta neve, quanta!- 
Un po' ci scalderanno quell’asino e quel bue… 
Maria già trascolora, divinamente affranta… 
 
Il campanile scocca la Mezzanotte Santa. 
 
E’ nato!  
Alleluja! Alleluja! 
 
E’ nato il Sovrano Bambino. 
La notte, che già fu sì buia, 
risplende d’un astro divino. 
Orsù, cornamuse, più gaje 
suonate; squillate, campane! 
Venite, pastori, e massaie,  
o genti vicine e lontane! 
 
Non sete, non molli tappeti,  
ma, come nei libri hanno detto 
da quattro mill’anni i Profeti, 
un poco di paglia ha per letto. 
Per quattro mill’anni s’attese 
Quest’ora su tutte le ore. 
E’ nato! E’ nato il signore! 
E’ nato nel nostro paese! 
Risplende d’un astro divino 
La notte che già fu sì buia. 
E’ nato il Sovrano Bambino. 
 
E’ nato! 
Alleluja! Alleluja! 
 
(FAGR 22-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice ventitreesimo giorno di Avvento a tutti! Oggi leggiamo la poesia della poetessa statunitense Sara Teasdale, la quale dedicò i suoi versi ai Re Magi e alla gloria che rese onore al Bambin Gesù il giorno della sua nascita sia in cielo che in Terra. 
Buona lettura! 
 
 
I re vennero dal sud, 
tutti vestiti di fine ermellino; 
gli portarono oro e crisoprasio, 
e doni di vino prezioso. 
I pastori vennero dal nord, 
i loro mantelli erano marroni e vecchi; 
gli portarono piccoli agnellini appena nati, 
non avevano oro. 
I magi vennero dall’Oriente, 
ed erano avvolti in bianche vesti; 
La stella che li guidò per tutto il cammino 
glorificò la notte. 
Gli angeli vennero dall’alto del cielo, 
ed erano vestiti di ali; 
ed ecco, portarono un canto gioioso 
l’esercito del cielo canta. 
I re bussarono alla porta, 
i Magi entrarono,  
i pastori li seguirono 
per sentire l’inizio del canto. 
Gli angeli cantarono per tutta la notte 
fino al sorgere del sole, 
ma il piccolo Gesù si addormentò  
prima che il canto finisse. 
 
(FAGR 23-12-2025) 
 
Ciao amici! Felice ventiquattresimo e ultimo giorno di Avvento a tutti! Questa poesia l’ho scritta io e spero che vi piaccia. Leggere ogni giorno gli splendidi versi delle poesie scritte dai più grandi poeti, mi ha fatto provare il desiderio di scriverne una anche io.  
Con tutto il mio affetto vi auguro un magnifico Natale. 
 
 
Ho visto un angioletto la mattina di Natale 
e il mio cuoricino ha esultato. 
Sul piccolo presepe si è posato 
e la finta stella cometa di una luce fantastica ha illuminato. 
 
Ho visto un angioletto il pomeriggio di Natale 
e con me un’allegra passeggiata ha fatto. 
Mi sono sentito come se volassi su una nuvola 
di soffice neve candida. 
 
Ho visto un angioletto la sera di Natale 
e un bacino sulla fronte mi ha dato. 
Anche se so che fino all’anno prossimo non lo rivedrò 
la magia non sparirà e di nuovo gli dirò “Buon Natale”. 
 
(FAGR 24-12-2025) 
 
 
 
 
(Queste poesie sono nel pubblico dominio (a parte quella scritta da Iul, il piccolo pittore che è di proprietà dell'artista della FAGR)).
 
 
 
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